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Normativa commercializzazione shopper: casistiche e problematiche particolari

21 febbraio 2018
La normativa sulla commercializzazione delle borse di plastica (shopper) è materia complessa e articolata, coinvolge vari aspetti e di conseguenza varie competenze, rendendo necessario un approccio multidisciplinare.

Aspetti ambientali: trattandosi di imballaggi e considerando l’impatto ambientale negativo, le nuove disposizioni sono state collocate nel TU ambiente, nel titolo dedicato agli Imballaggi.

Aspetti fiscali e commerciali: legati all’indicazione del prezzo sugli scontrini o sulla fattura e all’aliquota IVA applicabile, nonché all’entità del prezzo applicabile.

Aspetti che coinvolgono le Unioni legati:

- alle norme e alle specifiche tecniche per la produzione della borsa (per riconoscerne la conformità),

- alle norme che regolamentano il contatto con gli alimenti (per definire correttamente il campo di applicazione e la possibilità di utilizzo di modalità alternative conformi), di competenza del Ministero della Salute.

Le polemiche e la scarsa chiarezza delle informazioni hanno portato alla nostra attenzione casistiche particolari e problematiche che hanno trovato difficile interpretazione.

Il DPT Politiche ambientali di CNA Nazionale, insieme all’Unione Agroalimentare, sta lavorando ad alcune ipotesi che possano facilitare le nostre imprese nell’attuazione di questi obblighi e sta compiendo verifiche presso i Ministeri competenti rispetto ad alcuni dubbi sull’applicazione della norma.


Dubbi sui quali sono in corso verifiche presso i Ministeri competenti

A) Campo di applicazione

1) In merito all’assoggettabilità delle attività artigianali, in accordo con il DPT politiche ambientali di CNA Nazionale, riteniamo che le attività artigianali ricadano negli obblighi solo laddove svolgano una attività, seppure secondaria, di commercio (ad esempio, attività quali le tintolavanderie o di parrucchiere/estetica che vendono prodotti al cliente).

Questo in virtù della definizione di commercializzazione che fa riferimento alle attività di fornitura di borse di plastica contro pagamento o a titolo gratuito da parte dei produttori e dei distributori, nonché da parte dei commercianti nei punti vendita di merci o prodotti. Sono comunque in corso le opportune verifiche presso i Ministeri competenti.


2) Per quanto riguarda le buste di cellophane per abiti o le buste per maglie e altri capi della lavanderia, riteniamo siano escluse perché, pur servendo per il trasporto, il fine non è l’igiene, ma la custodia dei capi. Inoltre non sono fornite in relazione alla vendita di merce o di prodotto ma in relazione ad un servizio.

Qualora la lavanderia eserciti attività di commercio, seppur secondaria, vendendo altri articoli (es. detersivi, smacchiatori o altro) e fornisca buste di plastica insieme al prodotto, riteniamo rientri negli obblighi.

3) Aspetti legati alle norme sui materiali a contatto con gli alimenti (MOCA)

Molti quesiti sono giunti in merito all’assoggettamento ad esempio di:

o sacchetti gelo per pasta fresca surgelata preconfezionata venduta sfusa,

o sacchetti per la mozzarella venduta sfusa

o sacchetti di plastica microforati per l'imballo del pane fresco e venduti già imballati presso il negozio o grande distribuzione.

In merito attendiamo un riscontro dai Ministeri competenti ai quali sono stati chiesti chiarimenti. La nostra interpretazione sarebbe di escluderli se la finalità è quella di conservazione prolungata nel tempo dell’alimento.

Infatti l’intreccio con le norme MOCA ci porta a distinguere:

o gli imballaggi destinati a venire a contatto diretto e protratto nel tempo con l’alimento e creati appositamente per tale uso, che devono rispondere a standard di reazione e migrazione per lungo tempo (tutta la durata dell’alimento) e restano regolamentati dalle norme MOCA: riteniamo non rientrino nella L. 123/2017.

o le borse di plastica che possono essere a contatto con l’alimento ma in modo temporaneo che non sono MOCA ma sono imballaggi funzionali al trasporto o con finalità igieniche e funzione di trasporto: potrebbero rientrare nella L. 123/2017.


B) Prezzo

Per quanto riguarda l’entità del prezzo di vendita non c’è nulla di specificato nella norma e nella circolare del Ministero dell’Ambiente.

Pertanto per tutte le borse di plastica ammesse al commercio (biodegradabili e compostabili; riutilizzabili; ultraleggere) l’impresa, quando le fornisce al consumatore per il trasporto di merci e prodotti, ha l’obbligo di farle pagare e di indicare il prezzo di vendita nello scontrino o nella fattura di acquisto delle merci o dei prodotti imballati per il loro tramite.

E’ però l’impresa che deciderà a quale prezzo farle pagare.

Si segnala che, per le borse ultraleggere ad uso alimentare, una circolare MISE del 7/12/2017 ritiene possibile negli esercizi commerciali la pratica di vendita sottocosto (cioè la possibilità di applicare all'utente finale prezzi inferiori a quelli di acquisto), non comportando l'obbligo del rispetto del D. Lgs. 218/2001 che regolamenta le vendite sottocosto.


C) Uso di modalità alternative

In sostituzione delle buste ultraleggere, sono stati chiesti chiarimenti ad esempio sulla possibilità di:

- uso di sacchetti di altri materiali (es. carta) messi a disposizione da esercente

- uso di sacchetti di altri materiali portati dall’esterno (tenendo presente che il Ministero della Salute per ragioni sanitarie ha indicato che devono essere monouso e non possono essere riutilizzate),

- uso di retine portate dall’esterno,

- mettere etichetta direttamente sul prodotto.

Allegati:

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